Dal 1° gennaio 2020, chi intende radiare un veicolo per venderlo all’estero, deve provare di aver effettuato una revisione entro sei mesi dalla data di richiesta della cancellazione al Pra. La novità è contenuta in una modifica dell’articolo 103 del Codice della strada introdotta da una norma del 2017. La cancellazione dall’Archivio nazionale dei veicoli e dal Pubblico registro automobilistico sarà possibile solo a condizione che il veicolo sia stato sottoposto a revisione con esito positivo. Quest’obbligo, però, non sussiste se non è ancora scaduto il termine per la prima revisione rispetto alla data di prima immatricolazione (nel caso delle autovetture quattro anni). E niente obbligo di revisione, ovviamente, se il veicolo è stato demolito all’estero e il proprietario presenta, insieme alla richiesta di cancellazione, copia della documentazione che dimostra l’avvenuta demolizione oltrefrontiera. Revisione obbligatoria, invece, se pende una segnalazione delle forze di polizia circa la sicurezza del veicolo in seguito a un incidente oppure se la motorizzazione civile ha disposto un provvedimento di revisione ad hoc.

La tratta del ferro. La norma, fortemente spalleggiata dalle associazioni dei demolitori, è stata introdotta per evitare che le richieste di radiazioni per esportazione possano fare da scudo all’invio all’estero di vetture da demolire, impoverendo l’approvvigionamento di veicoli a fine vita che possono essere trattati solo dai demolitori autorizzati. Un po’ meno contenti i commercianti di auto, che vedono nella novità un ulteriore balzello da amministrare se non proprio un impedimento alla vendita di alcuni esemplari non più appetibili per il mercato italiano, ma richiesti oltreconfine. Vetture tutto sommato in buone condizioni, che però non passerebbero la revisione senza ripristinare alcune parti.

Stop ai furbetti del fermo. E’ confermato lo stop ai furbetti del fermo amministrativo: se il veicolo da esportare è gravato da un provvedimento di questo tipo, è necessario prima cancellare il fermo (dopo aver pagato le somme dovute al concessionario dei tributi) e solo in seguito richiedere la cessazione della circolazione per esportazione. Stessa cosa se sul veicolo risulta essere iscritta un’ipoteca non ancora scaduta, un pignoramento o un sequestro: va sempre allegato l’atto che attesta il nullaosta alla radiazione da parte del creditore (con scrittura privata autenticata dal notaio) o dell’autorità competente.

Fonte: QUATTRORUOTE del 28/01/2020